Personalizzazione della Comunicazione Non Verbale

Personalizzare la CNV

A volte possiamo essere tentati di pensare che la comunicazione, anche quella non verbale, possa essere schematizzata in una serie di regole precostituite da raggruppare in un manuale.

Nulla di più lontano dalla realtà.

Comunicare significa personalizzare.

Molto spesso provo una sorta di orticaria psicologica (irritazione), verso quei manuali e quei “professionisti” che vogliono vendere la comunicazione facile.

Lo so che ne è pieno il mondo e soprattutto il web, ma quando vediamo qualcuno che ci propone la comunicazione FACILE, diffidiamo!

Esattamente come in quella frase nella quale “se incontri Buddha per la strada, uccidilo” . Poichè evidentemente non può essere lui.

Ovviamente siamo tutti d’accordo sul fatto che ci siano regole psicologiche e sociologiche trasversali, lungi dallo sconfessare anni di studi nel campo; ma da qui a dire che siano universali ecco questo proprio non mi sentieri di condividerlo.

Usare la Personalizzazione della Comunicazione Non Verbale significa affidarsi a regole generali, ma MAI universali. Personalizzare è un’arte.

Ci sono regole che funzionano bene magari per una maggioranza molto ampia, ma mai per tutti.

La famosa regola della PNL ad esempio secondo la quale se direziono lo sguardo su un lato e ad una determinata altezza sto ricordando piuttosto che inventando funziona benissimo, ma se chi ho davanti è mancino? Ed è mancino puro oppure indotto? Perchè in questo caso la regola funziona al contrario.

Come sempre la medicina che funziona per tutti in realtà è solo acqua fresca.

Il fatto è che, come dicevamo qualche tempo fa, ci piace la via facile, ci piace sentirci al sicuro dell’aver trovato le regole auree della comunicazione.

Personalizzazione VS universalità.

Lo so che spesso il concetto di un approccio personalizzato non piace perchè implica il “fare uno sforzo” per la comprensione delle modalità di chi ci sta di fronte, ma è l’unico che ci permette di captare anche quella minoranza per la quale la regola a volte non funziona.

Ricordiamoci poi che nella comunicazione e anche in quella non verbale vanno considerati i contesti.

Se siamo a cena con qualcuno e a questo qualcuno si dilatano le pupille questa persona sta bene con noi. (Il dilatamento pupillare è indotto da uno stato di rilassatezza).

No!

Se siamo a cena con qualcuno e a questo qualcuno si dilatano le pupille questa persona: potrebbe stare bene con noi, potrebbe essere piacevolmente attratto dal nostro profumo, potrebbe essere piacevolmente soddisfatto dal cibo e dall’ambiente in cui ci troviamo, potrebbe essersi fumata dell’erba o potrebbe aver concluso mezz’ora prima una visita oculistica nella quale siano state usate le gocce di atropina per dilatare le pupille.

Professionalità ed esperienza.

Ed è qui che entra in gioco il professionista oltre alle regole da manuale, perchè è il professionista che ha il compito (che per qualcuno è una fatica, personalmente è una bellissima sfida) di capire l’origine di quella reazione.

Lo sapete ad esempio perchè si consiglia di invitare i clienti a cena o perchè in occasione delle presentazioni di qualche prodotto venite invitati a degustare un piacevole buffet con opportuni sapori, profumi e musica scelti ad hoc?

Perchè il nostro cervello e i nostri sensi captano la piacevolezza del cibo, della musica, dei profumi e lo associa a quello del prodotto. Scambiando l’uno per l’altro e mescolandoli non capisce più se a piacere è il prodotto o i buffet e …. nel dubbio non potendo comprare il buffet sarò indotto a ricercare la piacevolezza comprando il prodotto :-p

La stessa confusione potreste farla voi applicando le regole da manuale, pensando che la persona che avete davanti sia attratta da voi personalmente o professionalmente e scoprendo che il contesto, la persona e le sue reazioni andavano meglio interpretate.

Buona sperimentazione!

Diffidate dunque dei bignami e dei corsi “diventa esperto di ” in 2 ore” e da chi si spaccia “esperto di” con una preparazione di 2 ore.

😉

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